Agli albori del XX secolo, per ricordare i venti secoli di “Redenzione”, il Pontefice Leone XIII si fece promotore del progetto di realizzazione di venti monumenti a Gesù Redentore da collocarsi su altrettante vette d’Italia.

Per realizzare il progetto venne costituito a Bologna un comitato nazionale  che doveva coordinare e selezionare le diverse associazioni locali. L’Arcidiocesi di Gaeta, per voce del suo arcivescovo mons. Francesco Niola, fu la prima a rispondere positivamente all’iniziativa mettendosi in collegamento con il comitato di Roma fin dal 1896 e individuando quale responsabile locale il parroco di Maranola don Vincenzo Ruggiero.

Il comitato nazionale accettò la proposta della Diocesi di Gaeta di posare uno dei monumenti sulla vetta del Monte Altino nel territorio di Maranola, sito strategico di un vasto comprensorio che includeva nei suoi confini 46 diocesi.

Per i lavori di realizzazione occorsero 10 mesi: la statua, modellata a Roma dalla ditta Rosa –Zanazio & C. e fusa in Francia dalla fonderia Tuse Mense di Parigi, venne consegnata alla fine del settembre del 1900 e collocata sulla cima del monte, sopra un obelisco, nel mese di aprile del 1901 e il monumento  inaugurato il 31 luglio 1901.

Il monumento era formato da un alto obelisco avente sulla sommità una maestosa statua di Gesù Redentore Benedicente, in ghisa del peso di 21 quintali e alta 3 metri.

Appena sette anni dopo, nella notte tra il 29 e il 30 ottobre 1907 una violenta scarica di fulmini colpì il monumento a Gesù Redentore. La statua venne sbalzata dalla cima dell’obelisco con la testa spezzata e lo stesso obelisco danneggiato. Ci vollero altri sei anni perché nel 1913 l’’infaticabile arciprete di Maranola don Vincenzo Ruggiero riprendesse l’iniziativa per la ricostruzione della statua, coinvolgendo la comunità locale e diocesana in un nuovo progetto.

Il 5 giugno 1915 don Vincenzo Ruggiero muore e il nuovo parroco don Carlo Piccolini raccoglierà l’eredità del predecessore dando nuovo vigore all’iniziativa. Per la ricostruzione venne scelto, dall’Amministrazione comunale, il progetto monumentale dell’arch. Paterna-Balduzzi che, per la complessità dei lavori e l’enormità della spesa, divenne presto insostenibile e quindi abbandonato. Al suo posto venne realizzato un progetto di molto ridimensionato, affidato all’architetto Giacinto Mastroianni che concluse l’opera costruendo “un obelisco lavorato a travertino attorniato da un tempietto a mezzo sferoide con all’interno tre lati con altari dedicati a S. Benedetto Abate, a S. Luca Ev., a San Carlo Borromeo e al quarto le lapidi commemorative”.  il monumento ultimato fu inaugurato il mattino del 18 ottobre 1919, nella forma che ancora ora oggi possiamo ammirare.

Alcuni narrano che quando la statua fu decapitata nel 1907 a causa del fulmine, la testa del Cristo fu ritrovata in una delle vasche che servivano ad abbeverare gli animali in località Pornito, altri, invece, sostengono che sia rotolata attraverso il canalone sin giù a Maranola, dove fu custodita dagli abitanti nella Chiesa della SS. Annunziata.

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