E’ un percorso nel cuore di un territorio poco conosciuto ma che ha un grande primato in tutta Europa: il monte Petrella, la vetta più alta dei Monti Aurunci, con i suoi 1540 m. slm, a ridosso del Golfo di Gaeta, è la montagna più alta e più vicina al mare in Europa.

Immagina i panorami che potrai ammirare da lassù!

La vista sul golfo spazia dal Vesuvio a Ischia fino alle isole pontine e al promontorio del Circeo. 

Se decidi di fare questo cammino è importante che tu sappia una cosa: non è una passeggiata!

Sarai messo a dura prova per le ore di cammino o i percorsi in bicicletta, i dislivelli da superare e le caratteristiche dei sentieri da percorrere ma gli sforzi fatti saranno ripagati dal viaggio, soprattutto interiore, che il contatto con la natura ti saprà dare.

 

E’ il tuo primo cammino?

Non preoccuparti, ti offriamo tanti servizi per rendere la tua esperienza più sicura e agevole.

Potrai scegliere una delle nostre guide trekking o mountain bike,  camminare o pedalare senza peso sulle spalle scegliendo il trasporto dei tuoi bagagli direttamente alla tappa successiva, puoi noleggiare una e-bike e tanto altro grazie al supporto del nostro Tour Operator.   

Vuoi fare tutto in autonomia?

Ti forniremo tutte le informazioni necessarie per seguire il tuo cammino a piedi o in mountain bike in completa autonomia, scegliendo dove dormire, dove mangiare, le tappe, la logistica, i punti di interesse da visitare. 

Resterai sorpreso scoprendo un  territorio ricco di tantissime altre esperienze da poter fare, facendo sport all’aria aperta, a contatto con la natura, la gente del posto, le tradizioni locali. 

Il Cammino prevede un percorso a piedi di 85 km e un percorso in mountain bike di 120 km. e può essere percorso in minino 4 tappe per il percorso a piedi e 5 tappe per quello in mountain bike.

Il caratteristico borgo medioevale di Minturno è il punto di partenza del cammino e la destinazione finale è il Santuario della Madonna della Civita a Itri, già meta di pellegrini. I Monti Aurunci sono la strada, attraversando i sentieri del Parco Naturale dei Monti Aurunci.

In ogni tappa sarà possibile visitare uno dei tanti piccoli borghi situati ai margini del Parco Naturale dei Monti Aurunci, ricchi di antiche culture e tradizioni, dove è possibile trovare accoglienza presso agriturismi, b&b, affittacamere o una semplice ospitalità per posto tenda.

E’ possibile utilizzare delle tappe intermedie presso rifugi in montagna o aree per tende, soprattutto nel periodo primavera/estate oppure scegliere le opportune varianti per una percorrenza in assistenza, più breve o meno in quota.

Troverai tutte le informazioni utili nella descrizione delle singole tappe.

ll borgo di Minturno, luogo di partenza del cammino, è un caratteristico borgo medioevale. E’ la prima tappa del percorso. Esso nasce con l’antico nome di Traetto quando i Saraceni invadono l’antica città romana di Minturnae che si trovava presso la foce del Garigliano. Il borgo seppur modificato da più moderne costruzioni vanta diversi luoghi di interesse. Arrivando nella piazza che precede l’ingresso del paese si notano : la chiesa dell’Annunziata identificata dai tre archi ogivali che la precedono, essa custodisce affreschi gotico-rinascimentali e
una Madonna col bambino di Francesco Curia; il palazzo comunale ospitato in un ex convento francescano e il Castello presso il quale c’era la prima porta del paese.

Il percorso a piedi prosegue per strade poco trafficate attraversando Tremensuoli, Solacciano verso il borgo di Castellonorato e Spigno vecchio dove è prevista la seconda tappa.

Il percorso in mountain bike prevede una variante sulla costa per visitare il caratteristico Parco del Monte di Gianola e la sua domus romana marittima della Villa di Mamurra, prima di salire verso il borgo di Castellone e poi Spigno Vecchio

Il borgo di Spigno Vecchio o Spigno superiore è situato ai piedi dei Monti Aurunci, proprio sotto la vetta più alta. Si presenta con una struttura urbanistica tipicamente medioevale , che si sviluppa intorno al castello di cui si possono ammirare i ruderi ovvero l’antica torre quadrata e alcune torri della cinta muraria. Il nome Spigno, derivante forse dall’antico Spinei , va ricondotto all’ambiente naturale e a due piante spinose largamente presenti sul territorio: il biancospino e il pruno selvatico. I pastori crearono i primi insediamenti abitativi , favoriti anche dall’abbondante presenza di acqua, difatti sono numerose le sorgenti utilizzate  già dai romani.

La seconda tappa a piedi è la più impegnativa. Si raggiungono le vette più alte dei Monti Aurunci, con panorami mozzafiato su tutto il golfo di Gaeta, e in una giornata limpida si possono ammirare il Vesuvio, l’isola di Ischia, Ventotene, Ponza fino al promontorio del Circeo.

L’estrema vicinanza al mare di questi monti meravigliosi offre una vista spettacolare, sembra di essere su un enorme balcone sul mare.

La rapida risalita fino a 1500 metri sul livello del mare permette di attraversare in un solo giorno paesaggi quanto mai diversi di macchia mediterranea, lecci, fino alle maestose faggete con alberi secolari.

 

Si raggiunge la vetta del Monte Redentore con l’omonima statua del santo, uno dei venti monumenti innalzati in occasione del Giubileo del 1900 sulle vette italiane più rappresentative per celebrare l’inizio del nuovo secolo. La statua poggia su una cappella posta proprio in cima al monte e nell’ottobre del 1907, durante un violentissimo temporale, fu colpita da un fulmine provocandone la decapitazione. Alcuni narrano che la testa del Cristo fosse stata ritrovata in una delle vasche che servivano ad abbeverare gli animali in località Pornito, altri, invece, sostengono che sia rotolata attraverso il Canalone sin giù a Maranola, dove è stata prontamente custodita dagli abitanti nella Chiesa della SS. Annunziata e rimessa al suo posto.

Poco più sotto, prima di arrivare a Maranola, la terza tappa, raggiungiamo la caratteristica chiesa di San Michele Arcangelo, ricavata nella roccia, meta di pellegrini ed escursionisti, che chiude una grotta naturale, dove viene conservata l’omonima statua e dove l’ultima domenica di giugno si svolge una caratteristica processione da Maranola.

Il percorso in bici prevede una tappa intermedia al borgo di Esperia. Attraversando La Valle e la piana di Polleca si raggiunge il borgo dove è possibile ammirare la Roccaguglielma e le Orme dei Dinosauri. La tappa successiva, la più panoramica, raggiunge una delle vette più alte con la Statua del Redentore e poco più in basso il Santuario di San Michele da dove, i più esperti, si potranno divertire sulla discesa sterrata fino al rifugio di Pornito.

Il borgo di Maranola si erge su una roccia ai piedi del Monte Altino a 270m, conserva l’aspetto medievale di antico “castrum”, con la cinta di mura intervallata da torri e con un unico ingresso a valle, da cui si dipartivano le tre vie principali del borgo. A difesa della porta si trovava una torre, avanzata rispetto all’ingresso, abbattuta nel 1872 e sostituita con una scala a doppia rampa. L’origine del paese è legato alla necessità delle popolazioni che abitavano sul golfo di Gaeta di spostarsi sulle alture circostanti, per difendersi nell’XI sec., dalle incursioni saracene.
E’ un borgo ricco di storia dove gli abitanti sono molto legati alle tradizioni antiche. Numerosi sono gli eventi e le manifestazioni che le ricordano, prima tra queste il Presepe Vivente di Maranola, che coinvolge grandi e piccoli abitanti del borgo.

Lasciato alle spalle il borgo di Maranola si risale lungo un sentiero antico storico religioso per poi tagliare verso il versante occidentale dei Monti Aurunci. Qui possiamo raggiungere (soltanto a piedi) la vetta del Monte Ruazzo, che si affaccia sulla piana di Fondi, le isole Pontine e il Circeo. 

Un alternarsi di pianori e faggete rende il percorso quanto mai suggestivo, attraversando le zone dove troviamo ancora tracce degli antichi carbonai e degli imponenti pozzi della neve. La discesa dal Ruazzo conduce al borgo di Itri, dove si potrà trovare ristoro e accoglienza prima della quarta tappa.

Il percorso in mountain bike, da Maranola, ripercorre inizialmente quello a piedi per poi proseguire verso Campello che si raggiunge dopo aver superato la forcella di Campello con qualche tratto a spinta. Qui troviamo le “mandre”, antichi ricoveri di animali e di pastori. 

Lungo la strada sterrata di Campello troviamo le Mura di Campello, resti di insediamenti antichi dove probabilmente si rifugiava l’antico popolo degli Aurunci, al riparo delle incursioni dell’invasione dei romani e poi dei saraceni.  Giunti al passo San Nicola una lunga discesa condurrà al borgo di Itri

Il borgo di Itri, terra di briganti, primo tra questi il famoso Fra Diavolo, pseudonimo di Michele Pezza, prima brigante e poi eroe.

Famoso personaggio storico di Itri che vi naque nel 1771, fuorilegge e colonnello dell’esercito borbonico di Ferdinando IV, in lotta contro l’occupazione dei francesi, che lo presero e impiccarono a Napoli nel 1806. A lui è dedicato il Museo del Brigantaggio.

Il Castello di Itri domina dall’alto e controlla l’intero borgo.

Lo stemma cittadino raffigura un serpente. Una leggenda narra che dall’antica città di Amyclae, prima dell’attuale Itri, i cittadini scapparono  dalla costa verso l’interno a seguito di un’invasione di serpenti.

Siamo all’ultima tappa del cammino, verso il Santuario. Da Itri in direzione di Fondi, dopo un tratto della via Francigena, percorriamo un bellissimo tratto di Appia Antica che in buona parte si presenta come è stata ristrutturata nel 1768 da Ferdinando IV di Borbone e dove, attraversando la Gola di Sant’Andrea,  troviamo i resti del Fortino risalente all’età napoleonica. La Foresta di Sant’Arcangelo in direzione dell’Orto Botanico raggiunge la zona di Vastomano per giungere attraverso un bellissimo altopiano il Santuario della Madonna della Civita, che sovrasta l’intera valle di Itri, meta del Camminio.

 

ll Santuario della Madonna della Civita,  sul Monte  Fusco   a 673 metri s.l.m.
E’ come un balcone tra Ausoni e Aurunci con belvedere sul Tirreno.  
Si trova dal medioevo al centro dei sentieri che conducevano al Golfo di Gaeta, alla Ciociaria, all’Abruzzo: le popolazioni di questi comprensori e regioni continuano da secoli a coltivare la particolare venerazione per la Madonna della Civita.
Il monte della Civita acquisì importanza grazie alla venerazione del ritratto della Madonna Odigitria, che la tradizione volle attribuire alla  mano di  S. Luca  evangelista.  
Per un evento miracoloso il ritratto bizantino, forse scampato all’iconoclastia, come accadde per altri esemplari, fu rinvenuto su un leccio sul monte Fusco e da allora, forse prima del Mille, luogo e meta dei pellegrinaggi.