Dog Walking a Spigno Vecchio

Sport, cultura, natura e amicizia a 6 zampe nel territorio di Spigno Saturnia Superiore.

Continuano le camminate in compagnia del proprio amico quadrupede, organizzate dall’associazione Maremoto, con la guida naturalistica Linda Contreras e l’educatrice cinofila Adele Adipietro, ai piedi dei Monti Aurunci, nel territorio di Spigno Vecchio, immersi nella natura ai confini del Parco dei Monti Aurunci.


La terza domenica, quella svolta lo scorso 23 maggio, organizzata per dare la possibilità agli amanti dell’attività all’aria aperta di condividere un’esperienza in montagna in tutta sicurezza con i consigli di Adele e scoprendo i segreti del territorio con Linda. Ma l’allenamento è anche per lui, il nostro amico più fidato, il cane, con il quale abbiamo finalmente la possibilità di condividere questa bellissima esperienza in montagna.

Il dog walking è una disciplina sportiva che coinvolge il cane e il suo padrone in una salutare camminata sportiva, all’aria aperta, di lunga durata, il cui scopo è di migliorare la qualità della vita di entrambi attraverso il movimento.
L’ itinerario odierno, altamente suggestivo , si snodava ad anello nel comune di Spigno e con l’ausilio del singolare tandem di professionisti, con il compito di illustrare le peculiarità del territorio e per i padroni il corretto comportamento da tenere in compagnia del proprio cane in natura.
Il tandem, con grande soddisfazione dell’organizzazione, è stato particolarmente apprezzato dai partecipanti che si sono detti pronti a partecipare ad altre escursioni e addirittura a proporle.
L’associazione Maremoto di certo non li farà attendere ed ha già organizzato la prossima uscita sul territorio il prossimo 6 Giugno a Campello di Itri.

Per informazioni sul prossimo evento:
https://www.camminodegliaurunci.org/eventi/campello/

Test Form

La coltivazione dello Zafferano a Castellonorato nel Medioevo

È quanto scritto nello Statuto di questo borgo allora autonomo , oggi aggregato dal 1928 alla Città di Formia.Lo riferisce Angelo De Santis nel ” Nuovo Giornale Botanico Italiano ” del 1952, anche se una copia autentica dello Statuto non è stata , finora, ritrovata.Ciò fa pensare che le notizie pubblicate dal De Santis , siano state di seconda mano .I settantatre capitoli dello Statuto, tutti scritti in latino, deriverebbero in gran parte da quello di Maranola . In entrambi è usato il termine. ” pastinare ” che sta per ” coltivare – piantare ” determinati ortaggi .Da due capitoli dello Statuto di Castellonorato riservati alla caccia , apprendiamo la presenza di caprioli nel territorio dove veniva disciplinato anche l’allevamento di oche e delle api. Sempre in quest’ultimo Statuto , che risale al 1507, sarebbe stato possibile leggere ” pastinare croco o zafferano” , una singolare consuetudine agraria tipica solo di questo borgo in tutto il territorio degli Aurunci, da Fondi al Garigliano.Sembra che l’area maggiormente interessata e adatta a questa specifica coltivazione, fosse stata la piana di S. Croce e la contrada Vaglio , entrambe appartenenti al Comune di Castellonorato. L’autorità baronale era rappresentata dal Capitano, ma chi decideva era il Governo presieduto dai Giudici, dal Consiglio e dal Sopraconsiglio.Altre figure erano: il Baglivo per i danni campestri, gli Agattapani preposti all’annona, due Secreti per il controllo del suolo pubblico, gli Apprezzatori per la verifica dei danni alle proprietà private, e il Mandatario con funzione di banditore.I proprietari e i fittuari di terreni avevano l’obbligo di ” pastinare ” tre centinaia di cavoli a maggio e due centinaia di spicchi d’aglio a gennaio, pena un tari.La coltivazione del croco, ossia dello zafferano, era previsto, come detto, solo dallo Statuto di Castellonorato che, evidentemente , aveva zone adatte a tal tipo di coltura.La moneta era l’augustale pari a sette tari e mezzo ( cioè 150 grana ) , il tari era pari a due carlini e un Ducato = a 5 tari.Il taglio di un ulivo era punito con un’ammenda di due tari . Nelle fontane e nei piloni era vietato lavare barili , botti e panni sporchi.Si racconta che quando il Conte Onorato fu sepolto , la sua corazza fu coperta tutta di zafferano che , come si sa, ha un colore aureo.Forse da qui la leggenda della corazza d’oro , da tutti invano ricercata ?Raffaele Capolino